Finita ieri, il mio cuore ti disse.
E ancora inizio non avevi
e ancora mai nell’inizio non sei
e sempre sei l’annuncio dell’inizio.
Intatta, vigoreggiante pietra.
Mondi, furore nitido,
piaghe innumeri eccelse.
Corpi e occhi in scrigni e culle,
candidi, cellule
di attinte nevi,
mobili corpi tenerezza
alla mano, terrore
all’anima, fucate
fosforenze su tormenti e foglie. Io
io vi richiamo, io sono.
Ancora tutto: altre iridate sapide
tentacolate psichi,
altre macerie infestate di semi,
altri misteri inesplosi, tutto
ancora
tutto da consumare e da servire.
Non ha inizio l’amore.
Or volge l’anno, sovra questo colle.
E fronde cupe cupo nel fondo
del bosco, dell’umido bosco,
del bosco eterno mi fanno mi vivono
mi stormiscono in mille
diversi cupi cori.
(A. Zanzotto, IX Ecloghe)
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