E’ una rincorsa su un prato oscurato, lo sguardo su una scia luminosa, mi sposto e ne guardo il risvolto. L’orlo di un calice, amaro vuoto, inghiotto e muovo un carnevale di luci stridenti, occhi stanchi, primati che corrono squarciati dall’anidride solforosa e dal monossido di carbonio. Ho una libertà da straziare, ho soffio radioattivo, una rincorsa nella foresta di travi d’acciaio e plexiglas frantumato. Luce in un prato iridescente, carnevale di sguardi, caleidoscopio vuoto di stridii. E’ la mente, è qualcos’altro, è una res extensa, res intensa, homo interior, exterior, indefinito pallore nella freschezza dell’aria che respiro. Immagine ricorrente, frenesia dell’eterno ritorno, danza frenetica nell’indifferenza dei passanti, disfunzione dall’amigdala e disordine bipolare. Un solco nella mente che ara spine, luci verdi e un transistor. E’ un congegno ad orologeria, giocattolo dai mille usi pronto a cadere in disuso. Continuo a correre luminoso verso un risvolto, i prati ora sono su un delicato frastuono nel bianco sfavillante dei marmi. Sfavillante svanisce l’inutile ricorsa nel vuoto.
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