Nicotine

Nicotine, be the death of me! Nicotine, it’s my wife and it’s my life. Mia sorella si chiama Nicolina, ma a lei preferisco Nicotina. Non avrei mai pensato di preferire un’altra donna a lei, ma ora sono abbastanza grande da staccarmi dal mito della donna perfetta. Se dio è morto, le muse e i sogni sono vivi mentre bruciano. L’ardersi e riardersi della mia bionda che bacia le mie labbra. La pantomima della mia pace, il desiderio racchiuso tra mura dove nessuno mi cerca e dove vivo nella replica della mia infanzia. La mia lingua pizzica le avvelenanti e avvolgenti curve del mio desiderio, ritrovando e riassaporando in te dopamina ed endorfine, dopo che ho sommerso sommessamente formaldeide combusta e comburente in fracassate baruffe. Nicotine, be the death of me. It’s my wife and it’s my life. Acetoldeide acetata e accettata nel trapassante sopore delle mie sinapsi, simpodiale e simpatica sinergia nell’esalato mio ultimo respiro. Benzopireni e idrocarburi triciclici in antidepressivi triciclici nel tetragramma che annichilisce mia mente. La marcia funebre e sincopata dell’esserci che ritrova l’essere nel mondo nel tentativo inessente di essere. Barbiturici sulla mia barba in sparute baruffe nell’ossessiva osservazione di un’ossidata ricerca erotica. Sesso spento nelle pulsioni combuste e pulsanti nel mio ventre smisuratamente smussato e squadrato. Nicotine, be the death of me. It’s my wife and it’s my life. Addio eros, erotismo esorcizzato da esondante monossido e catrame, martellante martirio nell’accensione di un bagliore psichedelico di una psiche che ticchetta l’ansia di anguste anse. Ansia nel sospirare e nell’affannare, sospiri di carta vetrata che fagocita la pleura. Smantello i polmoni che ti portarono via, o mio silenzio eloquente dell’inessenza. Padre mio, stridenti aporie soffocano le mie notti in un ticchettare di un tempo molesto, odio quanto di paterno c’era in te, come odio l’innaturale ruvidità che il mito dell’autoritarismo ti ha donato nel lento e tracotante trangugiare della tradizione che fluisce nell’irridente e irreprensibile trasmissione epilettica di una società che voleva soffocare la tua nobiltà. Amo la grande madre che c’è e sempre ci sarà in te, come un’immortale musa che non smette di piangere alle mie spalle. In te, madre mia, odio il padre. Odio la paterna castrazione del mio essere nel mondo, specchio ustorio che riproduce dolore nella generazione di corrotti genomi. Odio te che hai procrastinato il mito dell’autorità. Odio te che sgorghi nell’afflato di un muto torrente, odio te che gorgogli nell’accartocciarsi di una riarsa sillaba secca e storta, odio te che perpetui il prosastico bagliore di un urlo vuoto. Basta, sparisci ora. Monossido di carbonio che annichilisce l’esegesi di un immobile immergersi nel tormento dell’esserci. Stasera non esiste nient’altro. Nicotina, seppelliscimi tra i rovi di una sorgente che sgorga nello psichedelico umore di un eterno e molesto singulto, mentre scindo la mia cognizione tra serpeggianti segni che increspati decrittano pulsazioni sempre meno pungenti, sempre meno incisive, chiuse e riarse che spengono la mia veglia nella notte della mia vita. Nicotine, be the death of me. It’s my wife and it’s my life.

Leave a comment