Salmo responsoriale

Ora sono felice, mi sento dio in terra, potrei sollevare il cielo con un dito, scusami ma voglio baciare il cielo. Dio solleva una ferma volontà nella felicità compiuta su un cielo di fine sentire. Sono salice piangente nell’avvolgere un’incompiuta involontaria e mobile speculazione, speculare delle mie ossessioni rigurgitanti in nevrasteniche e cagionevoli espressioni. E nel rimirare il tuo volto percepisco l’incompiutezza del mio essere. Grande lume mi illumina e mi acceca, così grande che ardo tra contrapposti specchi ustori. Sono felice, mi sento dio in terra, potrei sollevare il cielo con un dito, scusami ma voglio baciare il cielo.  Ustoria arsura nel bramare l’illuminazione del mio essere, che nella grandezza del tuo volto rivolto contrapposizioni dialetticamente dipanate nel disperdere di un senso, controversia e dialettica negativa nei rapporti di produzione dei miei recettori, re-uptake della serotonina avvolta seriamente in seriali e seriosi servitori di una entropica disfunzione, sinapsi nell’avvolgersi di vane rivoluzioni nell’elettrolisi di un mitico scioglimento del legame servo padrone, rivoluzioni nella ruota che tutto egualmente e claustrofobicamente muove. Illumina la brama di paure, illumina piangenti specchi rigurgitanti nel vuoto, illumina la ferma volontà di questa vuota ricerca, illumina il vuoto che sottende la ricerca del vuoto. Nessun vecchio culto, nessuna vecchio delirio di onnipotenza, siamo numeri, carta straccia che riarde nel mondo avvolto in un macabro potere che ha il nome di libertà. Give me that old time religion, it’s good enough for you and me, no need for new restriction, no need for new affliction. Ora sono felice, mi sento dio in terra, potrei sollevare il cielo con un dito, scusami ma voglio baciare il cielo. Paroxetina e metadone, la frustrazione è solo vita interiore, ferma volontà e fine sentire, dialogo con le macchine, l’homme machine, dov’è l’uomo e che cos’è l’uomo? Il problema non è la condizione umana, ma l’umano. Esserci nella scissione che rimira un’ardente volontà di immergersi nella brama di piangenti paura, brama di piangere l’inesistenza dell’uomo e di Dio. Vedo monetarizzazione di azioni reificate nella loro insensatezza, ossessivo ed esacerbante rivelarsi di capitali pro capite, capo del caparbio capitale, pena capitale, decapitazione, capitolazione e kaputt. Aumento di capitali senza capo, capita, risorse disumane inumate nell’humus della reificazione della solitudine, rigurgitanti e mai sopite elettrolisi di reificate relazioni nell’inumazione delle umane risorse. Ora sono felice, mi sento dio in terra, potrei sollevare il cielo con un dito, scusami ma voglio baciare il cielo. Essere per la vita, vitalità panica in panico, sistema simpatico, patetico e struggente nell’apatia che più pathos non cerca. Il patetico della vita? Essere nato mille anni fa, solcare le acque con un vascello lontano da questa città, dalla macchina che inghiotte il proliferarsi di utilità, sfasciare obbligazioni e l’obbligo di obbligare. Io lontano da qui, tra mille donne, i canti e il carnevale, un essere per il sesso, sessualmente e serialmente ossessivo, serotoninergico gergo dell’energico dissipare. Riemergo dopo il piacere, addormentato in questa camera d’albergo, tra vane umanità che non conosco. Che cos’è l’umano? Di nuovo solo, solitario e singolarmente assiso sono morto e come morto rispondo. Io vi abbandono e me ne vado, sono Carestia e in carestia del mio fine sentire pongo fine, dalla gioia e dall’amore mi nascondo. Ora sono felice, mi sento dio in terra, potrei sollevare il cielo con un dito, scusami ma voglio baciare il cielo. Give me that old time religion, it’s good enough for you and me, no need for new restriction, no need for new affliciton.

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