She’s too much for my mirror

Seduto su un divano guardo la mia penombra e intanto fisso un tenue raggio di luna che tenue fende la parete di fronte a me. Ma ecco, ecco che il raggio sta per svanire lentamente, sta per svanire, ed ecco che si spegne. Si spegne la tua voce implorante nei vagiti evanescenti colorati dalla bastevole figura di segmenti finiti, guadi nella mia ambagia; e intanto balluginavano nella mia mente i respiri. Ho visto te, una visione, mi tieni sulle tue spalle, il tuo leggiadro viso, i tuoi occhi e nella barbaglia scevra di anestetizzante blasfemia rivedo il tuo sguardo. Mi aspetti e avendo tu guaito su quella zattera, poiché avevi notato le onde del mare accarezzarti, anche se non eri sicuro di averle divise nella visione iridescente dei miei avvisi, io riprendo a mentire in variazioni verticalmente scevre da ogni virtuosismo. Ti attendevo lì e ti guardavo, malgrado avessi veduto che era in pericolo la nostra essenza. Io non ti fermavo mentre salivi sull’elica in moto uniformemente accelerato. Quattro farabutti attendevano e davano una spinta, un giro in moto rettilineo unfiorme, o meglio… no, era un moto curivilineo. Io guardavo il tuo sorriso e nell’ebbrezza disegnavo segni morfologicamente deformati dalla formazione di nuovi segnali amorfi nelle strutture curve essenzialmente ferme. L’alchimia dell’apprendimento vagliai nelle ineguaglianze dissonanti. Nel moto uniformemente accelerato ti persi di vista e vidi l’anestesi olistica nella fenomenologia dell’esperito, sperimentando nuovi sogni sussultanti in un sacello che è cambra dei miei più profondi incubi, cupi, incupiti. Ancora si muove l’elica, l’elica si riavvolge e rivolge la sua reale costernazione al cospetto di segmenti spezzati nel caos, caso mutevolmente muto, scoppiettii su una scala, non c’è una nuova esclation. A che cosa servono gli psicologi? Elogio degli psicotropi nell’inconsistenza di una punta d’iceberg, scoppiettante scatola di scartafacci nel ciarpame ciarlante di una ciocca di certi certami, cerco certificazioni certamente cerebrali e quindi quantomai utili alla mia vita.

Ti perdo di vista, nella vista ti ho perso, addo staje? Nebbia che offusca, il ciclo dell’acqua che comprime i miei sogni di uscita dal sistema, vapor acqueo che sale in cielo e poi ancora più su, foschia, lampi e luce nel suo candore in un corteo di lumi, e ancora alba pratalia araba et albo versorio teneba, album semen seminaba. E ora so che ti piace, mia musa, succhia e suggella il seme della mia discordia. Forse sorridi soddisfatta perché pensi di avermi in pugno? Strenua e stringente, violenta, vendicatrice e ultrice, ti avventi su di me, mi mordi il collo, come un’aspide che si ciba della mia giugulare? Sanguinem effunde. Che cos’è la purezza e che senso ha questa parola? Purezza è nell’impunita commistione di putridume. Impurità di putridi pipistrelli nel palazzo di padroni impadronitisi di un pallottoliere su un pendolo perpetrando la fine del passaggio tra la mia persona, la sua persona, la terza persona, la persona altrui, la persona in cerca d’autore, la persona priva di palcoscenico, la persona nuda, la persona e la sua replica, la replica della persona, la maschera della replica della persona, la persona nella replica della maschera, la replica nella maschera della replica, la replica della maschera di trota del capitano dal cuore di manzo. E’ tutto un sogno, è tutta una follia, il sogno della follia e la follia del sogno.

Papà, il tuo mento incurvato, ti accarezzo, ti do pizzichi, ahimè tutto ho perduto, non mi smemorerò in un grido, grida e rocce di gridi incurvati, i tuoi occhi nella mia visione distorta, distopica, distesa, distintiva, l’acqua sale e mesce chiarori, poi il secchio scende di nuovo, quale distanza ci divide? Forbice hai reciso quel volto, recidi te stessa. Il leggiadro tuo mento, fioco gesto è accarezzare la tua visione. Nella mente ragionano note spezzate e dissonanti, chiuso in una camera buia, attendo il tramonto, è tramontato il viale, il mento incurvato nella mente, il principio di entropia ha roso la materia, materia matematicamente rivelatrice di anatemi, atematica, anemica, atematica, anatematica. Qual è il vero mondo, qual è il mondo? La chiusura in se stessi è pazzia, l’apertura è salute. Ma la chiusura è anche salvezza, peto salutem, perché questa notte insonne non ha mai fine.

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