Una prece

Tra vane speranze e vani sproloqui una ardente inerpicata prosopopea da mirare ammutolendo. E tutti quei paesaggi, quei soffocanti sofferti sopori. Umori umidi di anti umanistica e ubertosa ubertà. Ero solo aspettando un vaniloquio nello svanire della ruggine che travasava il mio avvento in avvenenti avvicendamenti di manignifiche sorti e progressive. Impazzire, saltare e spaccare spastiche sparute sparpagliate fenditure, fessure, fesse e crepe. Ciclotimico e triciclico incespicare nella mente, la mente di chi, questa è la mia mente, questa non è la mia mente. Il gene del self, il gene egoista, la condizione umana, conditio sine qua non. Il problema non è la condizione, il problema è che cos’è l’umano. Baldo sorride, veglio onesto e non tardo, io tardo nell’attardarmi dall’attenuata tenaglia termica nella spoliazione di spalancati e sparsi barbagli. Baldo mi spiega dell’eterno fluire, l’homo oeconomicus, l’uomo nella sua disumanità, il mito e la spoliazione del mito. Baldo aiuda, in nomine patris et filii et spiritus sancti, aiutami nella tua antireligione.

Mi accendo un’altra sigaretta, la ventesima o la ventunesima della giornata, monossido di carbonio, catrame nel tentativo di spegnere la ruggine, ossido ferroso o ossido ferrico in ossidazioni di ossessive ossidiane o disarticolazioni di distanti distratti accorgimenti, acerrimi e accordati attorno a contrapposizioni di contrappunti punctum contra punctum. Mi sento solo, papà, te che sei il miglior fabbro del parlare materno, che fa di un rivoluzionario femminismo il suo punto di forza. Disperato bisogno di una matrona da abbracciare, a cui avvinghiarmi, avvilupparmi e avvolgermi nell’avvicendarsi di un tepore, sopore lungo dieci secoli più che la mia tarda favella spenta possa sognare, sentire, dire, vergare e sferzare, come un bambino che vede e trema davanti alla verga. Paura, timore, umore aggrumante: mi spengo. Finalmente assopito nel sopore che cerco, nell’eterno fluire di una vera e nuova vita, che non ha più né giorno né notte. Mondi sognati, orizzonti da sviluppare, nuove erinni da scoprire, spazi esotici da svelare e rivelare nella loro eterna promessa di beatitudine. Tu mia luce che vegli sui miei annaspanti sproloqui, perché raspi riaffermando il potere oscuro che mi opprime?

Serotonina e dopamina riversate in cadaveri che fanno della coazione a ripetere la loro metafisica. Metafisica inerme che spegne ogni prassi nella replica di metodi che soffocano disarmonie notturne. O mia donna, tu sei replica di infinite persone che rinvigoriscono in vani sproloqui impulsi catatonici avvolti in una spenta speranza di catarsi. Catrame, nicotina e benzopireni hanno annichilito la mia pleura conficcata tra raspanti bronchi, espungendo gli ultimi impulsi erotici in un funerale di intermittenti e intercambiabili bagliori. Il mio volto raggrinzito nell’incalzare di rughe e lipidi scindono il mio corpo incolto nell’incivile disobbedienza che spegne la mia prassi. Ma c’è, c’è nello spegnimento il mio sguardo rivolto verso la tua bellezza, verso l’orizzonte che mi restituirà il tuo amato volto nel definitivo sopore della mia coscienza. Papà perdona le erinni e furie fendenti nello squarciare l’inibizione della mia dopamina, inibito tra erinni infurio in uno squarcio di aspri e sparuti sparigli.

Inibito nella metafisica, inibito nella fisica di un antigene che tutto espande e avviluppa nella replica della sua alienante inibizione. Tutto ho perduto e in un sogno obliato ho rivisto la mia inettitudine riapparire nello smembramento di squarcianti squallori, squallidi serpenti squamanti che squassano l’inettitudine nella replica del vuoto. Arsenico arse nella replica di acido nitrico che avidamente nitrisce nell’avaria di avare e volatili compressioni di sparuti amminoacidi. Papà perdonami, a me niente, la vita non è più, a te ora sepolto nella spenta inettitudine che riaffiora e riemerge deturpando il tuo nome, vivo nell’attesa di riabbracciare la fine della metafisica e l’annullamento del suadente mito che si contorce nelle sorti magniloquenti e progressive della mia felicissima condizione.

 

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