Car’amico, il tesoro d’Hotu Matua
è reliquïa davver’importante,
però non brilla nella notte fatua.
E’ brillante proprio com’un diamante,
m’alla fin’è un oggetto terreno;
è divino solo da luccicante.
Il mistero sì che di luc’è pieno,
ed è stato Dïo Onnipotente
per un grande monit’ultraterreno
a mandarlo con soffio süadente.
Quegli stronzi ricchezze mai vedute
vogliono togliermi con un fendente,
ma io son furb’e alla salute
di ‘sti scemi ho nascost’il mistero,
baciato da magie sconosciute,
della verace luce messaggero.
Se il mio parlàr copert’intendi,
di Dï’amante sei col pensïero,
e il chiarore del mistèr’attendi.
Accarezz’il forziere soavemente
e giù con mano süadente scendi,
e laggiù, sul fondo, lïevemente
e quïescente, una dolce voce
finalmente sentirai, impazïente.
La mi’ dolce voce freme veloce
nell’attesa di veder’i tüoi’occhi,
e cant’e fischïa non sottovoce,
e or’implor’e risuona in rintocchi,
nel tuo sguardo di fine amante,
affinché di vera gioia strabocchi.
Io amo te solo, che sei sognante
d’ascoltàr la mi’ alma musicale
e della verac’armoni’il sembiante.
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