Caro amico, il tesoro d’Hotu Matua
è reliquïa davvero importante,
però non brilla nella notte fatua.
E’ brillante proprio come un diamante,
ma alla fine è un oggetto terreno;
è divino solo da luccicante.
Il mistero sì che di luce è pieno,
ed è stato Dio Onnipotente
per un grande monito ultraterreno
a mandarlo con soffio süadente.
Quegli incolti ricchezze mai vedute
vogliono togliermi con un fendente,
ma io son furbo e alla salute
di ‘sti scemi ho nascosto il mistero,
baciato da magie sconosciute,
della verace luce messaggero.
Se il mio parlàr coperto intendi,
di Dïo amante sei col pensïero,
e il chiarore del mistero attendi.
Accarezza il forziere soavemente
e giù con mano süadente scendi,
e laggiù, sul fondo, lïevemente
e quïescente, una dolce voce
finalmente sentirai, impazïente.
La mi’ dolce voce freme veloce
nell’attesa di vedere i tüoi occhi,
e canta e fischïa non sottovoce,
e or’implora e risuona in rintocchi,
nel tuo sguardo di fine amante,
affinché di vera gioia strabocchi.
Io amo te solo, che sei sognante
d’ascoltàr la mi’ alma musicale
e della verace armonia il sembiante.
Marco Di Caprio, Il mistero dell’Isola di Pasqua
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