Mi vedo nello specchio dell’acqua, limpida come un diamante: polverosi attimi in cui le parole sembrano partorite non da me, ma da un fantasma.
Nello specchio di quella polverosa acqua ho visto uno straniero, un alieno che non parla parole ma suoni indistinti. Ho visto una voragine aperta sul mio paesaggio interiore: ho visto modelli matematici che da soli, in automatico, come per magia intessono un canto stridente. Vibrazioni di un altro me riaffiorano nel sussulto di un’opaca armonia.
Le mie parole, ben incastrate ma poco meditate, urlano dalla bocca di quello straniero. Questi sussulti simmetrici, cantati da quell’altro me, non sono altro che l’asimmetria della mia persona.
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