«Il processing di delay del dolore bringa stringhe di stringenti strida.»
(M. Di Caprio)
Interruzione di segnale tra spastici grovigli di suoni psichedelici, raffinato pastiche di domande sussurrate in assenza di atmosfera. Me barcollante tra grovigli di luci a intermittenza multicolori: illusioni nell’inesistenza di colori e di suoni. Onde che attivano sensori sentiti sonoramente nel sentiero di una vana ricerca sincopata, simpatetica, simpatica. Sistema simpatico, apatico, simpatetico, patetico, recluso tra poli opposti di un’eterna sfasatura appiattita nell’illusione. Ciò che piace al mondo è breve sogno. Armonia in fuga verso la dissonanza. Contrappuntistica chiusura in una lacerante antinomia, clus e leu, aut e bas, pres e lonh, tesi antitesi ma non sintesi. Sintetico fluire tra sussultanti rivolgimenti.
Me misero, bramo solo una goccia d’acqua; me misero, interrogo sfasature tra opposti transistor in un sussulto tra scosse elettromagnetiche. Scosse opposte tra transistor elettromagnetici inviluppati in un sussulto. Ascolto, sento non so che, non so dove sono, da qualche parte, ma non qui, Deus, ayuda.
Involto nel vacuo di una stanza dalle pareti trasparenti riavvolta, rotolata, raggomitolata, spasmodicamente contorta in arpeggi fluorescenti, fine tessitura contrappuntistica nel placido avviluppamento di un simulacro obliato. Legami sinaptici svaniti nella dissoluzione di onde variopinte. Sussulti elettromagnetici tra sinapsi appiattite in impulsi simpatetici, in apatica intermittenza. Corrente alternata e continua nell’armonia mundi, il ritmo del coito, disiato simulacro tra le spastiche onde di un infinito fluire di magma raggrumato. Raffiche di spari sospesi su un sogno che giace sul fondo di un vano decadimento di materia che combatte entropia. Rincorro il breve sogno in contrappunto tra sinapsi intessute in un fine assalto. Rincorso dal riavvolgimento di un’inevitabile dissoluzione.
Nel sole ho intravisto un’indolenza tra dolenti fremiti nello stridio di un celeste lamento, lamenti intravisti tra indolenti fremiti nel sole celeste di una mattina stridente, e tra stridenti increspature scompongo immagini infinite di un eterno passato, passate immagini nell’eterna increspatura di un gioco infinito, vano, vacuo. Vanificare evanescenti vagiti in un vacuo viaggio tra le increspature di un vortice mai finito, inviluppato tra grovigli gorgheggianti. Sono arrivato da qualche parte, ma non qui. Non sono qui. Sono nella mia mente, questa non è la mia mente.
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