Alba pratalia araba et albo versorio teneba et negro semen seminaba
Indovinello veronese sul processo della scrittura
L’arte è una rincorsa su un prato oscurato, lo sguardo su una scia luminosa. Mi sposto e ne guardo il risvolto. L’orlo di un calice, amaro vuoto. Inghiotto i veleni della città e muovo un carnevale di luci stridenti: occhi stanchi, primati che corrono squarciati dall’anidride solforosa e dal monossido di carbonio.
Ho una libertà da straziare, ho soffio radioattivo. Una rincorsa nella foresta di travi d’acciaio e plexiglas frantumato. Luce in un prato iridescente. Carnevale di sguardi, caleidoscopio vuoto di stridii. E’ la mia mente; è qualcos’altro: è una res extensa, res intensa; homo interior, homo exterior.
L’arte è l’indefinito pallore nella freschezza dell’aria che respiro. Immagine ricorrente, frenesia dell’eterno ritorno, danza frenetica nell’indifferenza dei passanti, disfunzione dall’amigdala e disordine bipolare. Un solco nella mente che ara spine, luci verdi e un transistor. E’ un congegno ad orologeria, giocattolo dai mille usi pronto a cadere in disuso.
Continuo a correre luminoso verso un risvolto: i prati del mio foglio ora sono su un delicato frastuono, nel bianco sfavillante dei marmi. Sfavillante svanisce l’inutile rincorsa nel vuoto.
Marco Di Caprio
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